martedì 12 febbraio 2013


Gli dei hanno manie di sterminio
(da Lulù)

Presa dalla voglia di crearmi una cultura religiosa che, per un motivo o per l’altro, non ho mai avuto, ho iniziato a leggere la Bibbia e benedico questa mia scelta in tutte le lingue del mondo, perché sto scoprendo cose veramente interessanti.
Una di queste è che anche il nostro misericordioso Dio ha manie di distruzione e di sterminio, eh già! Ora avrei proprio voglia di andare dal mio professore di religione e dirgli “Certo che lei è un bell’ipocrita, ci dice sempre che i musulmani sono terroristi e degli esseri kattivissimi che devono essere tollerati solamente per buona pace di Gesù perché nel Corano viene loro ordinato di condurre una guerra santa per la distruzione degli infedeli però non si è mai degnato di dirci che Dio ordina a Israele la stessa identica cosa!” Però mi sa che mi trattengo, per buona pace di Gesù.
Per dimostrare che non dico bugie, riporto per intero il discorso che Mosè fa ai figli di Israele (ovviamente su ispirazione e con l’ordine di Dio) alla fine del Deuteronomio (paragrafo 7, versetti 1-26) che è il libro conclusivo del Pentateuco.
A questo punto della storia gli Ebrei si trovano presso il Giordano, oltre il quale si estende la terra promessa, dopo quarant’anni di viaggio nel deserto che li ha portati lì dall’Egitto. Mosè, il profeta con cui il Signore parla faccia a faccia e che li ha liberati dall’Egitto e li ha portati fin lì, non può entrare nella terra promessa perché ha peccato contro Dio quindi, prima di morire e mandare Israele alla conquista della terra promessa (notare che Mosè dedica praticamente tutta la propria esistenza a eseguire gli ordini di Dio, ma che è bastato solamente un UNICO suo errore perché Dio lo condanni per sempre), tiene un discorso agli Ebrei con cui rinnova per la cinquecentesima volta l’alleanza con Dio e con cui dà le ultime linee guida di comportamento che il popolo ebraico deve seguire per non perdere la benevolenza del Signore.
Ovviamente attraverso di lui parla Dio, quindi ogni singola parola pronunciata da Mosè è in realtà detta da Dio.
Mosè che incombe su Israele con le tavole della legge che sanciscono l’alleanza con Dio

Ecco il paragrafo che ci interessa:


Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni: gli Hittiti, i Gergesi, gli Amorrei, i Perizziti, gli Evei, i Cananei ei Gebusei, sette nazioni più grandi e più potenti di te, quando il Signore tuo Dio le avrà messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia. Non ti imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dei stranieri, e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe.
Ma voi vi comporterete con loro così: demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco i loro idoli. Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra.

(…) Qui salto i versetti che sono dal 7 al 15 perché non fanno altro che ribadire i vantaggi che Israele avrà nel seguire Dio (non ci sarà sterilità fra le donne e il bestiame, sarà un popolo forte e benedetto eccetera eccetera). Dal 16 in poi si ricomincia con i massacri.

Sterminerai dunque tutti i popoli che il Signore Dio tuo sta per consegnare a te; il tuo occhio non li compianga; non servire i loro dei, perché ciò è una trappola per te. Forse penserai: queste nazioni sono più numerose di me; come potrò scacciarle? Non temerle! Ricordati di quello che il Signore tuo Dio fece al faraone e a tutti gli Egiziani (ovvero sterminò tutti gli innocenti primogeniti di Egitto, quant’è gentile questo Dio!); ricordati delle grandi prove che hai visto con gli occhi, dei segni, dei prodigi, della mano potente e del braccio teso, con cui il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire; così farà  il Signore tuo Dio a tutti i popoli, dei quali hai timore.
Anche i calabroni manderà contro di loro il Signore tuo Dio, finché non siano periti quelli che saranno rimasti illesi o nascosti al tuo passaggio. Non tremare davanti ad essi, perché il Signore tuo Dio è in mezzo a te, Dio grande e terribile.

Dio non solo ordina l’uccisione di tutte queste persone, ma organizza i massacri anche in modo che siano di maggiore aiuto possibile per Israele. Quant’è sensibile!

Il Signore tuo Dio scaccerà a poco a poco queste nazioni dinanzi a te; tu non le potrai distruggere in fretta, altrimenti le bestie selvatiche si moltiplicherebbero a tuo danno, ma il Signore tuo Dio le metterà in tuo potere e le getterà in grande spavento, finché siano distrutte. Ti metterà nelle mani i loro re e tu farai perire i loro nomi sotto il cielo; nessuno potrà resisterti, finché tu le abbia distrutte.

Dopo la sua premura, il Signore conclude con l’ultimo invito a Israele.

Darai alle fiamme le sculture dei loro dei; non bramerai e non prenderai per te il loro argento e oro che è su di quelle (notare però che Dio stesso ordinò agli Ebrei di portare via l’oro degli Egiziani quindi o esistono due diverse stirpi di pagani o è un tantino incoerente), altrimenti ne resteresti come preso in trappola, perché sono un abominio per il Signore tuo Dio; non introdurrai quest’abominio in casa tua, perché sarai come esso votato allo sterminio; lo detesterai e lo avrai in abominio, perché è votato allo sterminio.


Nel libro immediatamente successivo a questo discorso, il libro di Giosuè, vedremo appunto Giosuè, successore di Mosè alla guida del popolo ebraico, alla conquista della terra promessa che diligentemente attua ammazzando tutti i non circoncisi che si trova davanti, passando intere città a fil di spada e non risparmiando letteralmente NESSUNO.
Il tutto con il beneplacito e i complimenti del Signore suo Dio, ovvio.
Fermati, o sole!


Ora dimmi proffy: Dio e Allah non ti sembrano ottimi compagni di merende? Me li immagino mentre giocano ai soldatini, decidendo qual è il prossimo popolo da sterminare, magari mentre bevono il lattuccio caldo, ovviamente corretto perché fa fico. Questa è la versione che li vede due teneri e innocenti bimbi che giocano, poi c’è quella che li contempla come due psicopatici dalle manie di distruzione. Quale preferisci, prof?
In questo momento però sto pensando che in fondo io non ho la certezza che anche Allah sia un violento assassino. Cioè di Dio lo so perché l’ho letto io, ma di Allah me l’hanno detto gli altri. Ciò significa che dovrò accertarmi di questa cosa e che in un futuro non meglio specificato leggerò anche il Corano.

In ogni caso mi sembra che queste religioni tanto simili tra loro siano un po’ datate e abbiano bisogno di una bella rinfrescata e ristrutturazione (e mi riferisco a tutte le religioni, non a qualcuna in particolare). Nel terzo millennio non è più accettabile che l’”altro” venga visto come il demone che ti mette in trappola: una cosa simile era relativamente normale nel 1500 a. C., quando la civiltà umana era ancora arretrata e aveva comunque un carattere spiccatamente regionale, ma ormai queste cose non fanno ridere nemmeno più i polli.
Le vecchie risposte, le vecchie leggi, le vecchie usanze ormai non vanno più bene, abbiamo bisogno di qualcos’altro che risponda alle nostre necessità spirituali.
E se questo qualcos’altro deve essere una nuova religione, ho due richieste per chi dovrà inventarla: che non istighi ad ammazzare tutti quanti e che sia internazionale, così la pianteremo di ucciderci l’un l’altro per questi dei che passano i pomeriggi a sorseggiare tea decidendo chi deve uccidere chi in loro nome.
 
sabato 2 febbraio 2013


La rivolta del Sonderkommando
(da Lulù)

Alle elementari quando la maestra ci parlava dello sterminio degli ebrei le facevo sempre una domanda: perché gli ebrei, che si trovavano in gran numero nei campi di concentramento, non hanno mai tentato di rivoltarsi contro i tedeschi che erano di meno? La maestra mi rispondeva sempre che i tedeschi erano armati, mentre gli ebrei no, inoltre quest’ultimi erano indeboliti dalla fame e dalla prigionia, quindi pochi tedeschi potevano tenere a bada tanti ebrei. Sul momento la prendevo per buona, ma era una spiegazione che non mi soddisfaceva, tanto che l’anno successivo ero sempre lì, pronta a rifarle la stessa identica domanda.
In seguito ho accettato la spiegazione che i prigionieri, ridotti a spettri dalla fame e dai ritmi estenuanti di lavoro, non potevano concepire un’idea del genere perché  venivano svuotati della propria coscienza e riuscivano a pensare solamente a sopravvivere un altro po’.
Quindi, se diamo per buona questa teoria, è logico che l’unica rivolta che è scoppiata ad Auschwitz sia partita dai membri del Sonderkommando.

Il Sonderkommando (in tedesco “kommando speciale”) era il gruppo, formato esclusivamente di ebrei, incaricato del lavoro ai crematori: i membri del Sonderkommando dovevano accompagnare le vittime nello spogliatoio, aiutarle a spogliarsi, aprire e chiudere la botola attraverso la quale l’SS incaricata gettava nella camera a gas lo Zyklon B, tirare fuori i cadaveri dalla camera a gas, tagliar loro i capelli ed estrarre i denti d’oro, infine dovevano cremare i corpi.
Il Sonderkommando godeva di condizioni migliori rispetto agli altri prigionieri del campo: i membri del Sonderkommando, chiamati “i corvi neri dei forni”, venivano in genere trattati più umanamente, mangiavano di più e soffrivano di meno il freddo, più che altro perché, avendo la possibilità di frugare i cadaveri, potevano recuperare facilmente coperte e cibo che i deportati portavano con sé. Il Sonderkommando però veniva “cambiato” spesso, perché testimone troppo diretto dello sterminio, e perciò sono pochissimi i sopravvissuti di questo kommando.
Uno di questi pochissimi, Shlomo Venezia, è stato molto impegnato nel testimoniare nelle scuole, nell’accompagnare gruppi ad Auschwitz-Birkenau, nel far sapere al mondo quel che è successo.
Su youtube ho trovato una sua intervista, divisa in 9 parti, in cui Shlomo racconta la sua esperienza. In questo video racconta nello specifico il suo lavoro nel crematorio.


Tornando alla rivolta del Sonderkommando, essa era stata pianificata per anni dai Kapos polacchi dei crematori, ma la data era sempre stata rimandata perché la resistenza politica non voleva concordare un giorno.
Alla fine, il 6 ottobre 1944, il Sonderkommando iniziò la rivolta senza l’aiuto dell’opposizione politica, però essa non ebbe i risultati sperati.
Infatti gli addetti al crematorio IV, credendo di essere stati traditi, iniziarono la rivolta in anticipo e quindi si ritrovarono isolati, non poterono fare altro che uccidere tre tedeschi prima di essere completamente bloccati dalle SS. In seguito a questo episodio il Sonderkommando venne quasi completamente sterminato, si salvarono solo gli addetti al crematorio III (il crematorio di Shlomo Venezia) perché il loro Kapo Lemke, una volta capito che la rivolta era fallita, impedì loro di esporsi inutilmente al rischio di essere uccisi.
Nello specifico ecco come viene raccontata questa rivolta da Shlomo Venezia nel suo libro “Sonderkommando Auschwitz”:

L'idea della rivolta era nata molto prima del mio arrivo a Birkenau ed era sopravvissuta alle diverse selezioni grazie ad alcuni Kapos che, come Lemke o Kaminski, si trovavano nel campo da lungo tempo e si erano incaricati della sua organizzazione. Kaminski, il capo dei Kapos del Crematorio, era la mente principale; lo rispettavamo tutti. Lui e qualche altro erano riusciti a stabilire dei contatti con l'esterno e a formare un gruppetto di persone incaricate della preparazione della rivolta. I contatti avevano luogo sia al momento di andare a prendere la zuppa sia nel campo delle donne, a cui alcuni uomini del Sonderkommando avevano accesso di tanto in tanto. Dovevano consegnare il denaro che, passando di mano in mano, arrivava ai resistenti all'esterno del campo. Uno degli uomini che teneva i contatti si chiamava Alter. Era un ebreo polacco molto alto e pretenzioso con cui litigai una volta a proposito di un berretto che non voleva restituire a un mio amico. Seppi soltanto in seguito la ragione per cui si recava così spesso nel campo delle donne e in cucina. In realtà andava a recuperare della polvere esplosiva che gli procuravano delle detenute ebree che lavoravano in una fabbrica vicina al campo. Io ero troppo giovane ed ero arrivato da troppo poco tempo per essere messo al corrente dei preparativi di cui venni informato, come tutti gli altri uomini del Sonderkommando, soltanto all'ultimo momento. Prima di allora non avevo sospettato nulla. Bisognava che tutto rimanesse segreto per evitare che qualcuno di noi, tra i più deboli, dicesse ai tedeschi quello che sapeva nella speranza di salvarsi la pelle. I preparativi si svolsero con discrezione; i Kapos non si fidavano che degli uomini esperti. Tuttavia due giorni prima dello scoppio della rivolta era chiaro che si stava preparando qualcosa, ma nessuno osava parlarne apertamente. La vigilia del giorno previsto per l'inizio della rivolta (mi sembra fosse un venerdì, anche se alcuni dicono sabato), fummo avvisati uno a uno dal nostro Kapo. La parte più importante della rivolta doveva avvenire nel Crematorio II. Ogni giorno, verso le sei del pomeriggio, delle sentinelle SS passavano di fronte al cancello del Crematorio II per raggiungere le torrette di guardia e passarvi la notte. Camminavano in libertà, senza fretta, con i mitra in spalla; spesso li sentivamo scherzare tra loro. Il piano prevedeva che, al loro passaggio, degli uomini aprissero il cancello e li aggredissero per ucciderli e recuperare le armi. L'azione avrebbe dato il segnale della rivolta agli altri Crematori. Tutto era stato programmato nel dettaglio. Alla fine era stato deciso di non coinvolgere i resistenti all'esterno del campo, perché rifiutavano di convenire una data. Secondo me la rivolta venne fatta scoppiare in quel preciso momento dal Sonderkommando perché era evidente che stavano arrivando gli ultimi grandi convogli e che, ben presto, non ci sarebbe stato più nessuno da gasare. Allora sarebbe arrivato il nostro turno... Bisognava tentare il tutto per tutto. Benché senza speranza, eravamo tutti convinti che fosse meglio agire ed essere uccisi piuttosto che morire senza aver tentato nulla. Lemke ci avvertì, senza usare la parola «rivolta», ma dicendo soltanto: «Tieniti pronto, faremo qualcosa per provare a uscire da questo posto».
(…)
La rivolta doveva iniziare alle sei del pomeriggio. Quel giorno però, verso le due, arrivò sulla rampa un convoglio di deportati. Erano molti. Normalmente mezz'ora dopo l'arrivo di un convoglio, le guardie del treno venivano sostituite dalle SS del campo, che aprivano i vagoni e conducevano i prigionieri verso la Sauna o i Crematori, ma quel giorno non arrivava nessuno. Non riuscivamo a capire perché quel convoglio rimanesse lì, senza che nessuno se ne occupasse. Più tardi scoprimmo che, qualche minuto prima, un ufficiale e due sottoufficiali delle SS erano andati al Crematorio IV e avevano chiamato il numero di matricola di duecento uomini del Sonderkommando, ordinando loro di scendere. Gli uomini, che si preparavano alla rivolta, avevano pensato che i tedeschi, insospettiti, volessero eliminarli prima della ribellione e nessuno si era presentato.
(…)
Gli uomini del Crematorio IV avevano dato fuoco ai materassi e cominciato la rivolta prima dell'ora prevista, convinti di essere stati traditi. Sembra che avessero avuto il tempo di uccidere tre tedeschi prima dell'arrivo dei rinforzi. Avevano incendiato il Crematorio e tentato la fuga, ma erano stati quasi tutti uccisi. Eravamo troppo lontani e senza mezzi di comunicazione per capire cosa stava succedendo, vedevamo solamente uno strano fumo provenire dal Crematorio IV e ci ritrovammo ben presto bloccati all'interno del III. La situazione nel Crematorio II era più o meno la stessa, tranne che lì molti uomini tentarono la fuga, anche se disgraziatamente non andarono molto lontano.
(…)
Solo il giorno dopo venimmo a conoscenza di quello che era successo al Crematorio IV, dal momento che le SS circondavano il nostro Crematorio e impedivano a chiunque di uscire. Indossavano delle uniformi militari e dei mitra pesanti, come se stessero andando al fronte. Nel Crematorio II tutti quelli che avevano tentato la fuga erano stati uccisi. Lemke, ordinando di non muoverci, ci salvò la vita. Se non fosse stato così deciso, alcuni avrebbero probabilmente tentato di forzare le porte.
(…)
Il giorno dopo i tedeschi ordinarono che trenta persone uscissero per continuare il lavoro al Crematorio Il e io decisi di far parte del gruppo; avevo perduto ogni speranza di sopravvivere in altro modo. Le guardie continuavano a circondare il Crematorio; avrebbero ben presto fatto irruzione se non fossimo usciti da soli. Contrariamente a quello che mi aspettavo, non ci uccisero all'istante, ma ci portarono al Crematorio II. Laggiù due o tre prigionieri che non avevano tentato la fuga erano ancora in vita e ci rivelarono cosa era successo. Non sapevamo ancora che gli altri, quelli che avevano provato a fuggire, erano già stati tutti catturati e uccisi. Ci raccontarono invece cosa avevano fatto a Karol, il Kapo tedesco, criminale comune che aveva, a quanto pare, denunciato e rivelato il progetto della rivolta. L'avevano picchiato e gettato nel forno vestito, così com'era.

Alla fine di quello stesso mese sarebbe arrivato l’ordine di smantellare i forni crematori per occultare le prove dello sterminio. I tedeschi evacuarono il campo con la così detta “marcia della morte” che portò i prigionieri fino a Mauthausen.
Durante questa marcia moltissimi morirono di fame, fatica e freddo, ma essa rappresentò la possibilità di salvezza per gli uomini del Sonderkommando.
Infatti approfittando della confusione poterono inserirsi nella colonna di prigionieri in viaggio verso Mauthausen e così sfuggirono alla liquidazione che le SS avevano già preparato e alcuni di loro si salvarono.  





martedì 22 gennaio 2013
La vita di Van Gogh
(da Rory)
Vincent van Gogh nasce nel 1853.
Van Gogh studiò dal 1861 al 1864 alla scuola del paese e poi in un collegio,dove apprese l'arte del disegno.Poi dal 1886 frequentò la scuola tecnica Hannik ma dopo due anni tornò a casa senza aver concluso gli studi.
Visto che nello studio non si impegnava molto i genitori volevano trovargli un lavoro, e lo trovò grazie a suo zio che gli permise di lavorare con lui come mercante d'antiquariato.
Nel 1876 partì per Ramsgate e lavorò come insegnante ricevendo in cambio vitto e alloggio.Proseguì l'insegnamento ad Isleworth ma poi lasciò.
Nel luglio del 1880 si iscrisse all'accademia delle belle arti e fece amicizia con il pittore Anthon van Rappard.Studiò prospettiva e anatomia,facendo disegni che raffiguravano soprattutto dei lavoratori.
Dopo un'anno lasciò l'accademia e tornò dalla sua famiglia,a Etton,lì si innamorò della cugina Kate Vos-Sticker,figlia di un pastore protestante,da cui non era corrisposto.La seguì ad Amsterdam,dai suoi genitori ma lei continuava a rifiutarlo.
Nel 1882 Van Gogh conobbe una prostituta che gli fece anche da modella e andò anche a vivere con lui nel nord dell'Olanda.
Nel 1888 si trasferì ad Arles dove produsse molte opere e sperimentò nuove tecniche.
La sera del 27 luglio 1890 si suicidò sparandosi un colpo di pistola.
domenica 13 gennaio 2013


Messalina
(da Lulù)

Valeria Messalina (nata a Roma nel 25 d. C. e morta nel 48 all’età di soli ventitré anni) era un’appartenente della migliore nobiltà romana, imparentata con la dinastia Giulio - Claudia.  All’età di quattordici anni fu costretta a sposare Claudio, il futuro imperatore di Roma (c’è chi dice che a costringerla fu Caligola, chi le altre donne della famiglia imperiale).
Claudio, all’epoca del suo matrimonio, era uno studioso cinquantenne balbuziente, zoppo e pieno di tic, sottovalutato da tutti e che per il suo carattere timido e riservato era sempre stato ai margini della vita politica.
Dal suo matrimonio con Messalina ebbe due figli, rappresentati nel cammeo qui sopra insieme alla madre: Ottavia e Britannico.
Durante la congiura ai danni di Caligola (41 d.C.) si dice che i pretoriani, autori della congiura, abbiano visto Claudio che si nascondeva dietro una tenda e che per questo l’abbiano eletto imperatore.
Quindi Messalina divenne imperatrice. Messalina però non amava molto la vita di corte, con i suoi doveri e le sue etichette, e conduceva una vita dissoluta e sregolata, al punto da divenire proverbiale per i suoi facili costumi.
Sicuramente Messalina, con un marito tanto più vecchio di lei (insomma io ho quattordici anni e mio padre ne ha quarantasei! Come si fa a biasimarla?), si concedeva qualche avventura, ma di qui a credere a quello che dicono le fonti ci passa un oceano.
Secondo Plinio il Vecchio (uno storico) e Giovenale (uno scrittore di satire) infatti Messalina si prostituiva nel palazzo reale o in un bordello con il nome di Licisca, aveva rapporti incestuosi con i propri fratelli o addirittura obbligava Claudio a ordinare a tutti i giovani piacenti di Roma di sottostare alle sue voglie.
Un aneddoto che circolava a Roma sul suo conto era che un giorno avesse sfidato la prostituta più famosa della città ad avere venticinque rapporti sessuali con venticinque gladiatori diversi nell’arco di una sola giornata e che, alla fine di questa giornata, avesse vinto e “stanca, ma non sazia, smise”
La storia d’amore che però rovinò Messalina fu quella con Gaio Silio, colui che veniva considerato il giovane più bello di Roma, che ripudiò sua moglie per diventare l’amante dell’imperatrice.
Mentre Claudio si trovava a Ostia, Messalina e Gaio Silio organizzarono una festa sfarzosa e pubblicamente si “sposarono” dichiarandosi marito e moglie.
Claudio, temendo che Gaio Silio volesse impadronirsi del potere e che quindi si stesse organizzando una congiura contro di lui, ordinò ai pretoriani di uccidere i due amanti. Mentre Gaio Silio accettò la propria sorte, Messalina si rifugiò negli Horti Lucullani (giardini di Lucullo) dove fu raggiunta da una guardia che uccidendola avrebbe detto “Se tutti i tuoi amanti piangeranno la tua morte, domani piangerà mezza Roma!”

Se Messalina effettivamente ebbe dei comportamenti licenziosi, è pur vero che le azioni che le attribuiscono non sono tutte credibili. Non bisogna dimenticare, nel giudicarla, che Messalina era la moglie di un imperatore e che attorno a Claudio già si stava scatenando una serie di intrighi per la successione al potere.
Non è escluso che le altre donne della famiglia imperiale (prima fra tutte Agrippina minore, che in seguito alla morte di Messalina sposò Claudio, lo avvelenò con un piatto di funghi, allontanò l’erede legittimo Britannico e fece in modo che fu Nerone, suo figlio di primo letto,  a succedere al marito) abbiano incoraggiato le voci sul suo conto, che gli storici e gli autori, tradizionalmente avversi alla famiglia imperiale, le abbiano ingigantite a dismisura e che il popolo romano, tradizionalmente sospettoso e discriminatore nei confronti delle donne che “sono tutte uguali, la padrona dalla schiava differisce solamente per gli abiti che porta e per come viaggia attraverso la città. Sia che camminino scalze, sia che vengano portate in lettiga, tutte le donne sono adultere e in tutta Roma non c’è un’adultera che non sia anche un’avvelenatrice”, abbia reso Messalina una sorta di leggenda metropolitana.
Quale che siano i motivi, questa è la fama di Messalina e nell’immaginario comune lei è la donna dai facili costumi per eccellenza, tanto che le sono stati dedicati un fumetto erotico made in Italy che si chiama proprio “Messalina” e svariati film in cui dà sempre bella mostra di sé e del proprio corpo.


giovedì 3 gennaio 2013

Black Friars-L’Ordine della Penna
 (da Lulù)



Autrice: Virginia de Winter (è uno pseudonimo e mio zio è convintissimo che dietro questo nome così musicale si nasconda un uomo u.u)
Titolo: Black Friars – L’Ordine della Penna
Casa editrice: Fazi Editori
Pagine: 485
Prezzo:  € 17,50
Link per leggere i primi due capitoli:
http://www.virginiadewinter.net/pdf/ordine_della_penna_1e2.pdf
Trama (riprendo quella di copertina):



Altieres, una delle antiche dinastie regnanti del Vecchio Continente, si è estinta dopo la violenta morte di tutti i suoi discendenti, e a portare il nome della casata sono rimasti solo i vampiri Blackmore, creature immortali a cui regnare non è permesso.
Ma qualcosa ora è cambiato: Sophia, unica erede ancora in vita, creduta morta da anni, è stata ritrovata e le già fragili dinamiche del regno sono vicine a spezzarsi una volta per tutte. Gli oscuri segreti di Altieres stanno tornando a celare ombre sulla Vecchia Capitale, fulcro del potere politico e religioso, e spettri senza volto si aggirano per le strade terrorizzando cittadini e studenti.
Intanto Sophia sta imparando a conoscere la sua nuova vita. Essere una Blackmore infatti non significa solo indossare meravigliosi vestiti ed essere un giorno incoronata regina, come innocentemente credeva, ma evitare matrimoni politici e sfuggire a continui attentati alla sua vita, anche da parte degli stessi parenti. Eloise Weiss, coraggiosa eroina protagonista dei due romanzi precedenti, deve affrontare invece forze che nemmeno i suoi poteri possono governare. I morti non riposano più in pace nella Vecchia Capitale, disturbati nel loro eterno sonno da forze oscure e implacabili, forse collegate al ritorno dell’erede di Altieres e alle sconvolgenti verità che i vampiri Blackmore nascondono da secoli e sono ora sfuggite al loro controllo.
Eloise, grazie al suo potere di dominare le forze oscure, sarà forse la chiave per riportare l’ordine là dove ormai esiste solo il caos.



E io sinceramente ancora devo ben capire a cosa serve, Eloise, che in tutto il romanzo dice solamente alla fine una frase rilevante ai fini della trama principale e per il resto è un personaggio inutile alla società che compare relativamente poco (e meno male, mi viene da dire, non è di certo uno dei miei personaggi preferiti).

Negli altri libri sono riuscita a tollerarla solamente perché vicino a lei c’è sempre Axel XD Peccato che mi sia completamente disamorata di lui, avendo Axel trovato in Gabriel un degno avversario ed essendo uscito sconfitto (e di gran lunga) dallo scontro. Così come Sophia è un personaggio assolutamente delizioso, al contrario di quel semifantoccio di Eloise.
L’Ordine della Penna è il terzo libro della trilogia di Black Friars che, a quanto pare, è diventata, per gioia mia e di tanti altri, una quadrilogia (spero ardentemente che il prossimo sia l’Ordine della Croce) ed è un libro così coinvolgente che mi è evaporato tra le mani nel giro di due giorni lasciandomi per altro con la voglia, una volta chiuso il libro, di rigirarlo e ricominciarlo da capo.
La storia principale è abbastanza stringata (qualcuno sta disturbando i morti e bisogna capire chi è, il perché e soprattutto bisogna fermarlo) e si esaurirebbe nel giro di poche pagine se non si intrecciasse con le storie di altri personaggi: Axel ed Eloise, il segreto di Clarisse Granville e la Rivolta (di cui forse iniziamo a capire le dinamiche), ma soprattutto loro, i principi del romanzo: Sophia e Gabriel.
Lo stile è abbastanza fluido (molto di più di quello del libro di esordio, l’Ordine della Spada, che era appesantito da similitudini al limite dell’assurdo e da descrizioni che per quanto possano essere musicali non si capiscono), senza perdere una ricercata bellezza tutta sua che fa risaltare il romanzo tra tanti libri tutti uguali e con uno stile semidemenziale da compitino per le vacanze di quinta elementare.
Insomma in tutto e per tutto un gran bel romanzo, scritto bene, dalla trama appassionante e che rimane impresso nell’immaginazione per un bel po’.
Però.
E già, c’è un però.
Ma curarlo un pochettino di più questo romanzo no? È pieno di refusi!
Lasciando perdere gli errori di battitura (ad esempio “prima” invece di “priva”) che fino a un certo punto si possono accettare, ci sono delle parole scambiate che potevano essere aggiustate semplicemente rileggendo il romanzo una volta di più (ad esempio “Una parte più essere mito, una parte può essere storia”. Le parole non sono proprio queste però il senso era questo). Oppure gli errori di punteggiatura (mancano le virgolette all’inizio/alla fine del discorso diretto, in mezzo a qualche elenco c’è un punto invece di una virgola, prima del discorso diretto c’è il punto e non i due punti).
Per non parlare di un paio di scene che ti lasciano proprio a bocca aperta perché all’improvviso se ne esce quella frase che proprio non c’entra niente.
Ad esempio verso la fine del libro c’erano Ashton, Cain, Adrian ed Eloise in biblioteca e un servitore entra e consegna un biglietto ad Ashton. La frase successiva (a senso): La porta della biblioteca si aprì e Ashton entrò nella biblioteca.
Ma quando mai era uscito??? È evidente quindi che qui è stata tagliata una parte (magari il servitore chiedeva ad Ashton di uscire per ricevere qualcuno e questo qualcuno gli dava un messaggio o qualcosa del genere) senza però modificare il seguito per renderlo organico e coerente con le parti del racconto che sono rimaste.

E questa è una cosa che da una casa editrice famosa come la Fazi non si può tollerare. Ma come, avete sottomano una scrittrice così brava e non potete investire un po’ di più per un ulteriore lavoro di editing?  




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Rory e Lulù
Siamo due cuginette, Luisa e Rosa, che vivendo lontane hanno deciso di scrivere un blog insieme. A Luisa piace leggere, guardare gli anime e studiare (che secchiona!!!); a Rosa piace leggere, vedere film e scrivere. Speriamo tanto di riuscire a intrattenervi e ad interessarvi e che questo blog vi piaccia!
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